domenica 29 settembre 2013

Il Libro sul Comodino #6: Forte Come l'Onda è il Mio Amore di Francesco Zingoni.

E' raro che prenda carta e penna per scrivere un post per il blog, ma non posso fare altrimenti questa volta.

E' notte fonda e ho appena finito di leggere "Forte come l'onda è il mio amore".

Alzarmi dal letto e andare a prendere ciò che mi serve per scrivere è un gesto praticamente automatico.

L'angolo sinistro di questo blocco di fogli è ingiallito e un po' increspato. Probabilmente devo avervi versato del tè o qualcos'altro, e la cosa mi fa sorridere: penso alle pagine distrutte del libro di Dylan Thomas e mi parte un brivido... Che coincidenza.




Non è facile raccogliere le idee e parlare di questo romanzo, così come non è stato facile leggerlo. O almeno non lo è stato per me.

Mi trovo di fronte al foglio ed è come ritrovarmi di fronte ad un'immensa distesa di sabbia bianca. I granelli finissimi riflettono la luce del sole ed è come se brillassero, come tante piccole perle.

Potrei rimanere a fissarle incantata per ore.

Ma poi l'oceano mi lambisce le caviglie e mi riporta alla realtà.

Devo cominciare a scrivere qualcosa...



Mi volto, decisa a fronteggiare l'acqua, ad affrontare le emozioni che questo libro mi ha lasciato e non posso fare a meno di spalancare gli occhi di fronte allo tsunami che mi si presenta davanti e che avanza minaccioso verso di me.


Li serro istintivamente e mi esplodono nella testa le parole di Aruke...




"Non devi mai più chiudere gli occhi.
[..]
Non devi aver paura dell'Oceano.
Non è tuo nemico, neanche quando sembra infuriato e senza pietà.
Non pensare di lottare contro di lui.
Significherebbe morte certa.
Nessuno può vincerlo.
Attraversarlo non significa sfidarlo.
[...]
Impara a conoscerlo, ascoltarlo e assecondarlo: 
lui ti concederà di raggiungere tutti i luoghi che vorrai.
Ma dentro di te dovrai avere chiara la tua meta.
O l'Oceano non ti ascolterà."

E allora apro gli occhi e cerco di affrontarla, l'onda di emozioni che avanza, sperando di essere in grado di trasmettervi ciò che questo libro mi ha donato.



SINOSSIButtato sulla sabbia, accecato dal fulgore 
di un paradiso perduto, le palpebre incollate dal sale.
Riapro gli occhi.
La mia mente è vuota: nessun ricordo, 
nessuna parola. Una tabula rasa. 
Non posso formulare un pensiero. Non so più 
distinguere i miei sentimenti, dare ordine 
alle mie percezioni. Qualcosa che non conosco 
ha annientato la mia vita.
È un sogno a salvarmi: il viso luminoso 
di una donna. Impossibile per me riconoscerla, 
o ricordare il suo nome. Ma quel sorriso 
mi riscuote dall’oblio, diventa l’unica ragione 
per sopravvivere e fuggire.
A guidarmi è un libro, trascinato sulla spiaggia 
dalla mareggiata di un tifone. Tra le sue pagine 
distrutte si è salvata solo una misteriosa poesia. 
E sembra parlare di me.

Attraverserò il mondo per sapere chi sei. 
Vestirò nuove identità per ritrovarti. 
Cavalcherò un’onda paurosa per scoprire cosa 
nasconde il suo cono d’ombra: il nostro ultimo 
segreto, cancellato dall’amnesia.
E alla fine sapremo solo una cosa, la più grande. Forte come quest’onda che nessuno può 
cavalcare fino in fondo.


Iniziare questo romanzo non è stato facile, nonostante mi fosse stato consigliato da Monica e quindi fossi certa che ne sarebbe valsa la pena.
Ammetto di averlo abbandonato la prima volta, dopo poche pagine, e di essere stata tentata a farlo anche la seconda. Probabilmente perché sono abituata e prediligo storie che prendono forma da subito, che si delineano concretamente. E non è il caso di questo libro.
L'inizio è sfuggente, annebbiato, fumoso. Mi dava fastidio non riuscire a capire se ciò che stavo leggendo fosse "vero" oppure no, eppure volevo andare avanti per fare luce, volevo cercare di capire cosa ci fosse di così bello da far innamorare una lettrice abbastanza esigente come Monica e come tanti altri di cui avevo letto recensioni letteralmente entusiaste, come quella di Michele e di Alessia.

Continuando a leggere, quasi come una rivelazione, ho compreso come ciò che credevo fosse un difetto era in realtà un pregio. L'autore è stato in grado di darmi una sensazione di foschia mentale del tutto simile a quella che potrebbe aver provato il protagonista, privo di ogni suo ricordo, incapace di guardare indietro, con l'unica possibilità di vivere un presente vuoto e rivolgersi ad un futuro privo di speranza, privo di desideri.

Mauke Nuha si ritrova su un'isola sperduta nell'Oceano Pacifico. Vive le sue giornate osservando ciò che lo circonda: l'acqua limpida, il cielo terso, la sabbia bianca, il sole caldo, capace di comprenderne la bellezza, ma incapace di goderne. O almeno questo è ciò che ho provato io. Ho visto con gli occhi di Mauke il cielo, il sole il mare, ma non li ho sentiti e, non so se fosse questo l'intento di Zingoni, trovo che tale sensazione abbia reso in maniera ancora più efficace la condizione in cui versa Mauke.
Lui si trova in quel luogo ma non gli appartiene.

Dalle spiagge dell'isola la narrazione si sposta alla civiltà, seguendo le vicende di Ian, Rachel e Samuel, tre signori sulla sessantina che intraprendono un viaggio, destinazione Taipei, con la valigia piena di speranza. La speranza di ritrovare un figlio scomparso.

Poi un sogno, una visione, un segno, una speranza...

Man mano che Mauke comincia a ritrovare la strada, anche la lettura diventa più semplice e scorrevole. Si comincia a sentire il calore del sole, il profumo del mare, l'odore del vento. Tutto si fa più nitido, reale, concreto.

Il profilarsi di una meta, il concretizzarsi di un obiettivo, il rafforzarsi di una speranza, proprio come aveva detto Aruke.

Forte come l'onda è il mio amore è un viaggio in cui partenza, percorso e destinazione hanno la stessa importanza. Leggendo, si alternano momenti in cui la narrazione è scorrevole e tranquilla, tanto da far tirare un sospiro di sollievo, a momenti in cui si sta con il fiato sospeso, in attesa che accasa qualcosa. E sembra di essere di fronte al grande schermo di un cinema, con gli occhi sgranati ed il cuore in gola, il corpo proteso in avanti sulla poltrona ed i pugni stretti, incitando silenziosamente "dai, dai... eccolo, è lì, proprio lì. Dai che ci sei!"

Mauke/Sebastian/Llywelyn... Demian non è l'unico protagonista della storia. Nonostante la narrazione segua le sue vicende, narrandole in prima persona, il romanzo può essere tranquillamente definito corale e la cosa che mi ha davvero stupita è il modo magistrale in cui Zingoni delinea perfettamente ogni singolo personaggio, anche quelli marginali e che incontriamo brevemente e per caso. In poche parole ci svela tutto della loro storia, ci mostra la loro anima e li rende tasselli fondamentali del mosaico. Horu, Aruke, Ian, Samuel, Balthasar, Gigi e tutti gli altri, ognuno di loro è importante per Demian, per ricordare, per capire, per affrontare il viaggio alla ricerca di lei...

Lei, che è sempre presente, filo conduttore di una storia che si snoda tra ricerca, ritrovamento e perdita, in un susseguirsi frustrante di delusioni ed esaltante di indizi.

Arrivare e ripartire, ricordare e voler dimenticare.

Tra i ricordi che affiorano e, spesso, lo annegano, Demian vorrebbe perdersi di nuovo, quando comincia a comprendere la portata della sua impresa, le troppe possibilità di fallire, di non riuscire a trovarla.

Se il viaggio è il comune denominatore delle storie narrate, in tutte le sue sfaccettature, in tutti i significati (incluso il bad trip), il nome è la parola d'ordine, e scrivere ciò proprio oggi, la notte il giorno del mio onomastico (sono atea ma molto legata al mio nome e per questo contenta di "celebrarlo") assume un valore ancora più grande. Nel nome c'è scritta la nostra storia, è l'aggancio con la vita vissuta, un faro che illumina la strada del ritorno, qualora la si smarrisse. Demian Sideheart è il titolo con cui il romanzo è stato pubblicato la prima volta, titolo che, personalmente, preferisco.

Una storia sulla potenza dell'amore e la forza di volontà, scritta in maniera quasi perfetta in un'alternanza di prosa e poesia che non stanca mai.

Un primo, e spero non unico, romanzo in cui quasi non si percepisce l'immaturità dell'autore, che riesce a mantenere viva l'attenzione del lettore, conducendolo per mano attraverso tempi e luoghi diversi.

Una delizia per gli occhi, perché leggendo sembra quasi di vedere, per le orecchie, perché ugualmente sembra di sentire, per la mente, grazie alle tante perle di saggezza che se ne possono trarre e per il cuore, colmato da una così grande varietà di sentimenti spesso contrastanti, ma tutti ugualmente intensi.

Le uniche perplessità che mi sento di esprimere riguardano i capitoli dedicati ai ricordi adolescenziali di Demian e non perché non mi siano piaciuti, ma perché sono arrivati improvvisamente e non ero adeguatamente preparata ad un distacco simile. Si tratta comunque di parti scorrevoli e godibili, che piano piano si integrano con la storia e ne fanno indissolubilmente parte. L'altra riguarda alcuni espedienti che, a mio avviso, risolvono troppo banalmente la situazione e abbassano, seppur momentaneamente, il livello della narrazione.

Sul finale non mi esprimo. Sono pur sempre una persona romantica, e non nel senso tragico del termine...

Non credo di essere riuscita a descrivere adeguatamente la portata del romanzo, probabilmente avrei dovuto far passare del tempo, avrei dovuto digerirlo prima di parlarne, ma non ho voluto aspettare. Il percorso che ho fatto leggendolo è troppo personale, troppo intimo perché io possa parlarne facendovi capire cosa realmente mi ha lasciato. Ma ci ho provato, sperando di avervi fatto nascere almeno un po' di curiosità.

Vi consiglio questo libro se avete voglia di intraprendere un viaggio difficile che vi lascerà, al termine, stanchi, appagati e sicuramente più ricchi. Probabilmente riuscirà a farvi apprezzare di più i legami, di qualsiasi natura essi siano, vi farà dare un'importanza diversa alle parole, che sono potenti e, purtroppo, soprattutto ultimamente, vengono pronunciate senza comprenderne il reale valore.

"Sai - mi dici - ogni cosa che faccio, la faccio immaginando che tu mi stia guardando. Ogni pensiero che mi attraversa lo ripeto ad alta voce, credendo che così tu lo possa sentire. Parlo da solo e credo di farlo con te. Ti descrivo ciò che vedo, ti racconto quello che provo. 
So che tu mi vedi, che tu mi ascolti sempre."

VOTO: 4,5/5

Se volete sapere di più di questo libro e del suo autore, vi consiglio di leggere il blogtour organizzato dai tre blog che ho citato ad inizio post





Alla prossima


martedì 24 settembre 2013

Trucco del giorno#75: Purple&Teal. @makeupbyhilary inspired

E torniamo ad argomenti decisamente più frivoli rispetto agli ultimi post.

Visto che l'ultima volta l'idea vi era piaciuta, ecco un altro makeup ispirato ad una delle tante foto che ho, salvate sull'iPhone o in una delle tante cartelle del mio pc, foto che salvo da Instagram, Facebook o che trovo in giro sul web, senza tralasciare i video, a cui spesso mi sono ispirata.

Ci tengo a dire che non è mai successo che io abbia fatto o detto qualcosa, attribuendomene il "merito" quando in realtà c'era una terza persona di mezzo, e ci tengo a specificarlo perché è una cosa che vedo succedere spesso ed in molti blog.

Quando ho lanciato il tag "My Christmas Gifts", è capitato più volte di vederlo in giro per la rete (anche su YouTube!) e solo raramente si faceva riferimento a me o al mio blog, anzi, spesso veniva attribuito ad altre bloggers. Nonostante la cosa mi abbia un po' irritata, non mi sono messa a fare chissà quali "scenate", ho chiuso la scheda in questione e non c'ho pensato più, alla fine l'unica cosa che avevo fatto era stata inventare un paio di domande.
Ma quando c'è di mezzo un "lavoro", la realizzazione di qualcosa, be' io credo che sia doveroso citare la fonte, anche perché capita, e spesso anche, che l'autore/autrice venga a conoscenza del "furto" e la persona/blogger in questione ci guadagna solo una figuraccia.

A tale scopo ho creato un'etichetta apposita, "Ispired", che inserirò in tutti i posts come questo.

Il trucco che vi mostro oggi è ispirato ad una blogger che ho scoperto grazie ad Instagram, Makeup By Hilary, e precisamente a questa foto:


Ovviamente, ciò che vedrete ha poco a che fare con il suo risultato, sia per il fatto che abbiamo utilizzato prodotti diversi, sia perché abbiamo una taglio degli occhi incomparabile e anche perché le mie foto non sono state assolutamente ritoccate ;)

Teal e Viola/Borgogna sono un abbinamento che non ho mai fatto ed a cui non ho mai nemmeno pensato e dopo aver visto questa foto non vedevo l'ora di cimentarmici, anche perché sono due colori che amo tantissimo.
Purtroppo, strano ma vero, non ho un ombretto teal che tenda più al blu che al verde come quello utilizzato da lei, perciò ho dovuto fare un po' di miscugli, per un risultato "simile".

Questo è ciò che ho utilizzato:

Per la base


- Kiko All Day Mat Foundation nella tonalità n°01, Peach Rose
- L'Oréal Le Correcteur Accord Perfect n°02, Vanilla
- Fred Farrugia Universal Bronzing Cream n°01 (per il contouring)
- Elf cipria Mineral Booster Sheer
- Kiko Bling Blush n°02 Celebrity Rose

Per le sopracciglia

- Kiko Precision Eyebrow Pencil n°02
- MAC Brow Set in Show-Off

Sulle labbra

- Kiko Smart Lipstick (vecchia linea) n°11

Per gli occhi


- Astra Soul Color n°11, Petrol, nella piega dell'occhio
- Astra Soul Color n°08, Gloomy, sulla palpebra mobile
- Make Up For Ever (dalla palette Smoky, swatches QUI) Violine su tutta la palpebra mobile, Copper poco al di sopra della piega, per scaldare leggermente la sfumatura (che nella versione originale è molto più calda), Black nell'angolo interno ed esterno e Green lungo la rima inferiore.
- Kiko, un mix degli ombretti n°113 e 114, rispettivamente Verde Mare scuro e Verde Ardesia scuro, nella piega, mix di 118 e 122, Beige Seta Perlato e Marrone Castoro Mat, per sfumare il tutto e n°167, Bianco, come punto luce.
- Urban Decay 24/7 Waterproof Liquid Eyeliner in Perversion (mostrato QUI)
- Collistar Design Eye Pencil n°101 nella rima interna
- Kiko Mascara Attivo Effetto Volume e False Lashes Concentrate Lengthening Top Coat

E questo è il risultato:




Blogger ha deciso che in questa foto devo avere occhi demoniaci. Non chiedetemi perché!

Vi piace? Ci sono due colori che amate e che non avete mai pensato di accostare?

Alla prossima,




lunedì 23 settembre 2013

Le letture del mese#7 e 8: Luglio e Agosto

Mi consola il fatto di non aver mei stabilito degli appuntamenti fissi per le "rubriche" del blog, perché li avrei costantemente mancati!
Avevo anche pensato di non parlare delle ultime letture fatte e di aspettare direttamente Ottobre e ricominciare da quelle di Settembre, ma visto che nello SCORSO POST vi avevo "annunciato" alcune "ciofeche" nelle quali mi ero imbattuta, destando la vostra curiosità, ho deciso di raggruppare Luglio e Agosto in un unico articolo.

Come vi ho spesso detto, io leggo molto velocemente e ciò mi consente di leggere un numero soddisfacente di libri, di questo non mi lamento, ma se c'è una cosa che mi manca è ritagliarmi del tempo da dedicare alla lettura: quei pomeriggi sulla poltrona, quelle serate a letto, in cui potevo continuare indisturbata per ore... Adesso il tempo che ho a disposizione è davvero ma davvero scarso e mi ritrovo a leggere nei momenti e nei posti più impensati... E devo dire grazie al mio amatissimo Kindle per questo. Dopo più di un anno e mezzo, posso dire con certezza che è stata una splendida scoperta, che mi rende "più facile" coltivare uno dei miei passatempi preferiti.

Detto ciò, cominciamo con la carrellata, che sarà un po' lunga...

LUGLIO

- Per Orgoglio o Per Amore. Un Romanzo di Fitzwilliam Darcy, gentiluomo di Pamela Aidan




TRAMA (da Amazon)

"È passabile, ma non abbastanza bella per tentare un uomo par mio." Così prende avvio la storia d'amore senza tempo tra Fitzwilliam Darcy e Elizabeth Bennet in "Orgoglio e pregiudizio", il capolavoro di Jane Austen amato da milioni di lettori, nel quale, tuttavia, così poco si rivela del misterioso e affascinante eroe, Mr. Darcy. Tanto poco che resta aperta la domanda: chi è Fitzwilliam Darcy? Sullo sfondo dell'epoca Regency, perfettamente ricostruita nelle coloratissime atmosfere e nelle ambientazioni storiche e politiche, Pamela Aidan tenta una risposta. Rievocando gli eventi narrati nel capolavoro di Jane Austen, restando fedele agli amatissimi personaggi, dipinge uno straordinario quadro dove racconta il passato e il presente di Mr. Darcy. In Per orgoglio o per amore, il primo episodio di una trilogia, assistiamo così all'incontro tra Darcy e Elizabeth Bennet, nell'Hertfordshire, e scopriamo che sconvolse l'esistenza del freddo e distaccato gentiluomo fin dal primo istante. Un romanzo da non perdere per tutti coloro che desiderano ritrovare i luoghi, i personaggi, i dialoghi e le emozioni già conosciuti grazie a Jane Austen, per poter sognare, ancora.

VOTO: 4/5

Tra Dovere e Desiderio di Pamela Aidan




TRAMA (da Amazon)

Il secondo episodio della trilogia, copre il periodo "silenzioso", in cui Darcy, per svago, decide di accettare l'invito a Oxford di un vecchio compagno di studi. Nell'elegante dimora dell'amico dovrà confrontarsi non soltanto con le mire delle signore della buona società inglese, desiderose di trovare marito, tra cui la misteriosa Lady Sylvanie, ma con una serie di intrighi messi in atto dai suoi presunti amici. 

VOTO: 3/5

- Quello che Resta di Pamela Aidan




Con il volume conclusivo della trilogia a lui dedicata, Pamela Aidan ci rivela le più minute e nascoste sfumature del tormentato animo del gentiluomo. Sconvolto dall'inatteso rifiuto di Elizabeth alla sua proposta di matrimonio, Darcy non trova pace: i sentimenti che lo legano a lei non si sono mai assopiti e un incontro casuale con Elizabeth, in visita nel Derbyshire, gli offre un'inattesa opportunità. Nel frattempo, l'acerrimo e odiato nemico Wickham torna a farsi vivo e a infastidirlo, minacciando anche la serenità della sua amata...

VOTO: 4,5/5

È impossibile parlare di questi tre libri separatamente, per questo ho deciso di riportare le trame di tutti e tre e poi di esporre il mio parere.
Io sono una grande estimatrice di Jane Austen, ho letto praticamente tutta la sua bibliografia in tenerissima età e l'ho riletta più volte in diversi momenti della mia vita, rinnovando ogni volta il vero e proprio amore che provo per il suo stile, per i personaggi che ha creato, per le ambientazioni che ha scelto e per le storie che ha raccontato. Tra tutti, sarò scontata, "Orgoglio e Pregiudizio" è quello che mi piace di più, verso la cui protagonista sento una maggiore empatia e la cui storia è in grado di farmi sospirare ogni volta... E Darcy? Che dire di quel tronfio, sbruffone, maleducato e dolcissimo Darcy? Nonostante sia Elizabeth la protagonista, lui è sempre presente e le domande che mi sono fatta durante la lettura riguardavano quasi esclusivamente lui. 
Che avrei dato per saperne di più, per conoscere i suoi pensieri, per capire le sue intenzioni e giustificare i suoi comportamenti ingiustificabili. 
Quando, assolutamente per caso, mi sono imbattuta in questa trilogia, ammetto di aver storto non poco il naso. 
Chi era costei che OSAVA accostarsi ad un mostro sacro come la Austen? Mi sembrava una vera e propria bestemmia letteraria. 
Ma, si sa, io se non vedo non credo, per ogni cosa, e prima di giudicare un libro, qualsiasi libro, lo devo leggere.
Consiglio questa trilogia a tutte coloro che amano "Orgoglio e Pregiudizio", in queste pagine ritroverete quasi immutate le atmosfere del romanzo, lo stile, seppur diverso, è piacevole e ricorda tranquillamente quello della Austen, i personaggi sono perfettamente caratterizzati, IC se vogliamo utilizzare un termine preso in prestito dal mondo delle fan fictions, e la storia si intreccia perfettamente  all'originale. La Aidan risponde a tutte le domande che sorgono al lettore, ci apre la mente di Darcy ed il suo cuore, ci fa scoprire ogni suo dubbio, ogni tormento, in maniera così efficace, che ogni strambo comportamento del signor Fitzwilliam ci apparirà assolutamente legittimo.
Il primo ed il terzo capitolo della trilogia sono quelli più degni di nota e che raccontano la storia che già conosciamo. In "Tra Dovere e Desiderio", la Aidan cerca di colmare un vuoto temporale, seguendo Darcy in vicende che non sono narrate in "Orgoglio e Pregiudizio". Probabilmente la voglia di immergermi nuovamente nella storia che conosco, la voglia di arrivare alla dichiarazione e quella di rincontrare Elizabeth, non mi hanno fatto apprezzare questo libro, che ho trovato quindi un po' più noioso degli altri, a tratti esagerato ed un po' fuori luogo. Rimangono comunque deliziosi tutti i passaggi riconducibili al romanzo della Austen.


- La Casa per Bambini Speciali di Miss Peregrine di Ransom Riggs



TRAMA ( da Amazon)

Quali mostri popolano gli incubi del nonno di Jacob, unico sopravvissuto allo sterminio della sua famiglia di ebrei polacchi? Sono la trasfigurazione della ferocia nazista? Oppure sono qualcosa d'altro, e di tuttora presente, in grado di colpire ancora? Quando la tragedia si abbatte sulla sua famiglia, Jacob decide di attraversare l'oceano per scoprire il segreto racchiuso tra le mura della casa in cui, decenni prima, avevano trovato rifugio il nonno Abraham e altri piccoli orfani scampati all'orrore della Seconda guerra mondiale. Soltanto in quelle stanze abbandonate e in rovina, rovistando nei bauli pieni di polvere e dei detriti di vite lontane, Jacob potrà stabilire se i ricordi del nonno, traboccanti di avventure, di magia e di mistero, erano solo invenzioni buone a turbare i suoi sogni notturni. O se, invece, contenevano almeno un granello di verità, come sembra testimoniare la strana collezione di fotografie d'epoca che Abraham custodiva gelosamente. Possibile che i bambini e i ragazzi ritratti in quelle fotografie ingiallite, bizzarre e non di rado inquietanti, fossero davvero, come il nonno sosteneva, speciali, dotati di poteri straordinari, forse pericolosi? Possibile che quei bambini siano ancora vivi, e che - protetti, ma ancora per poco, dalla curiosità del mondo e dallo scorrere del tempo - si preparino a fronteggiare una minaccia oscura e molto più grande di loro?

Uno dei libri più belli che ho letto in questi 2/3 di 2013. Lo avevo notato molto tempo fa, in libreria. Avevo visto la copertina un po' ingiallita e, sfogliandolo, mi avevano colpita (e inquietata) le foto che sono presenti all'interno. Potete immaginare l'aumentare della mia curiosità quando ho letto che si trattava di dagherrotipi autentici, ritrovati dall'autore, sui quali ha costruito poi la storia, una storia che intreccia realtà e fantasia e che tiene il lettore incollato alle pagine, per scoprire come andrà a finire. 
Non sapevo che ci sarebbe stato un seguito, ma adesso lo attendo con ansia.

VOTO: 5/5

- Amici di Letto di Gina Maxwell




TRAMA (da Amazon)

Dopo un matrimonio fallito, Lucie è determinata a evitare relazioni passionali per mettersi alla ricerca dell'uomo giusto: bello, in carriera, desideroso di farsi una famiglia e caratterialmente compatibile. Stephen, il brillante medico con cui lavora, sarebbe il candidato ideale, se non fosse che non la degna nemmeno di uno sguardo. La soluzione arriva insieme a Reid, il migliore amico del fratello di Lucie, nonché sua cotta adolescenziale: Reid ha bisogno di fermarsi in città per un breve periodo e in cambio di un posto letto sul divano di Lucie è disposto a dispensarle consigli su come conquistare il dottore. A Lucie, perennemente insicura e abituata a nascondersi dentro maglioni sformati, serve prima di tutto un po' di consapevolezza del proprio fascino. In pochi giorni, però, le "lezioni di seduzione" si trasformano in giochi erotici sempre più spinti e coinvolgenti. E quando c'è feeling tra le lenzuola, è difficile fermarsi... Ma quello che c'è tra Lucie e Reid è solo intesa fisica o qualcosa di più?

Dopo quattro letture deliziose, sono sprofondata in basso, ma che più in basso si può, e ve ne accorgerete continuando a leggere questo post.
Avete presente il grazioso film "Amici di Letto" con Mila Kunis e Justin Timberlake?




Ecco, questo libro non c'entra nulla! E non so perché io abbia dato per scontato che fosse il libro da cui poi è stato tratto il film. Sta di fatto che è stata una ciofeca clamorosa! Un libro pessimo, insulso e a tratti anche di cattivo gusto. Di erotico, spinto e travolgente non c'è nulla, come spesso capita quando queste caratteristiche vengono "urlate" a gran voce ed il tutto si può riassumere nella trita e ritrita storia della ragazza comune che si risveglia femme fatale e del macho tutto muscoli, che deve scegliere tra l'amore e... E boh, tutto il resto.

VOTO: 1/5


- Uno Splendido Disastro di Jamie McGuire




TRAMA (da Amazon)

Camicetta immacolata, coda di cavallo, gonna al ginocchio. Abby Abernathy sembra la classica ragazza perbene, timida e studiosa. Ma in realtà Abby è una ragazza in fuga. In fuga dal suo passato, dalla sua famiglia, da un padre in cui ha smesso di credere. E ora che è arrivata alla Eastern University insieme alla sua migliore amica per il primo anno di università ha tutta l'intenzione di dimenticare la sua vecchia vita e ricominciare da capo. Travis Maddox di notte guida troppo veloce sulla sua moto, ha una ragazza diversa per ogni festa e attacca briga con molta facilità. C'è una definizione per quelli come lui: Travis è il ragazzo sbagliato per eccellenza. Abby lo capisce subito appena i suoi occhi incontrano quelli castani di lui e sente uno strano nodo allo stomaco: Travis rappresenta tutto ciò da cui ha solennemente giurato di stare lontana. Eppure Abby è assolutamente determinata a non farsi affascinare. Ma quando, a causa di una scommessa fatta per gioco, i due si ritrovano a dover convivere sotto lo stesso tetto per trenta giorni, Travis dimostra un'inaspettata mistura di dolcezza e passionalità. Solo lui è in grado di leggere fino in fondo all'anima tormentata di Abby e capire cosa si nasconde dietro i suoi silenzi e le sue improvvise malinconie. Solo lui è in grado di dare una casa al cuore sempre in fuga della ragazza. Ma Abby ha troppa paura di affidargli la chiave per il suo ultimo e più profondo segreto.

Fatemi inspirare profondamente e ricacciare giù le parolacce... Cercherò di assumere le parvenze di una "recensionista seria" (sì, quelli che sentite sono i polli che ridono!).
NO MA DAVVERO??? CIOÈ, SERIAMENTE?
Se vi volete bene, non leggete questo libro!
Mi aveva incuriosita il gran vociare che c'era intorno ad esso, c'era chi lo amava e chi lo detestava e le due fazioni spesso si scannavano con grande spargimento di sangue (credo solo virtuale).
Ho trovato questo libro semplicemente ridicolo. Ridicolo nella caratterizzazione dei personaggi, ridicolo negli espedienti che l'autrice usa per "dare un senso" (anche se un senso non ce l'ha) alla storia, ridicoli i fatti narrati, ridicoli i rapporti interpersonali, ridicola la fine, ridicolo tutto!
Il tizio, Maddox, che ha fatto sospirare tanti cuori, ha fatto esplodere in me istinti omicidi. È uno stalker psicopatico, pazzoide, violento, idiota, maschilista, disturbato e potrei andare avanti fino alla fine del post. Se vi aveva inquietato Edward Cullen, che contempla Bella nel sonno, be' vi assicuro che questo è peggio!
C'è un seguito... No, non l'ho letto.

VOTO: 1/5


- Vincent Boys di Abbi Glines




TRAMA (da Amazon)

Le brave ragazze vanno in paradiso, quelle cattive vivono passioni sconvolgenti... Ashton, brava ragazza di "professione", cerca di non deludere i suoi genitori e gioca il ruolo della fidanzata perfetta di Sawyer Vincent, il ragazzo che tutte vorrebbero. Ma durante le vacanze estive, mentre Sawyer è in campeggio con il fratello, Ashton inizia ad avvicinarsi a Beau, cugino di Sawyer, terribilmente sexy. E terribilmente pericoloso... Il ragazzo da cui tutte dovrebbero stare alla larga. Beau, che ha sempre voluto bene a Sawyer come a un fratello, ama Ashton fin dai tempi dell'asilo, considerandola però la "ragazza di suo cugino" e, dunque, off limits. Che sia giunto il momento di abbandonare le maschere e di lasciarsi andare ai sentimenti veri? Più Ashton e Beau cercano di stare lontani più il desiderio si fa irrefrenabile. La tenera amicizia che li legava da piccoli si trasforma in attrazione travolgente, impossibile da combattere... Come reagirà Sawyer nel trovare la sua ragazza tra le braccia del cugino e migliore amico? C'è sempre una prima volta per "tutto": per l'amore, per la gelosia, per scoprire chi siamo veramente...

Ve lo avevo detto che è stata una caduta libera... La differenza tra questo e "Uno splendido disastro" è che il primo è solo pessimo, questo è pessimo, sì, ma mi ha fatto a momenti scompisciare dalle risate e meriterebbe CINQUE STELLINE solo per questo.
L'ho letto solo perchè avevamo deciso di fare una lettura collettiva assieme ai miei amici per poi sparlarne sui nostri blog. Ci siamo fermati alla prima puntata, che trovate qui... Dopo ci è sembrato troppo anche solo pensare di fare un altro post.

VOTO: 1/5

- Vincent Brothers di Abbi Glines




TRAMA (da Amazon)

Sawyer ha il cuore a pezzi. La sua ragazza, Ashton, con cui è stato per tre anni, si è messa con il suo migliore amico Beau. In più è venuto alla luce un indicibile segreto familiare sconvolgendo gli equilibri. E a complicare le cose, arriva in città Lana, la cugina di Ashton. Lei avrebbe desiderato avere non solo gli ottimi voti della cugina, il suo corpo perfetto, la sua popolarità... ma anche il suo ragazzo. Da sempre innamorata di Sawyer, la ragazza acqua e sapone di un tempo è ora sempre più audace e provocante. E bella da lasciare senza respiro. Sawyer cerca la sua compagnia per far ingelosire Ashton, ma grazie a questo gioco stuzzicante scopre in Lana un'esplosiva sensualità e un'inaspettata sintonia... Riuscirà lei a far dimenticare al ragazzo perfetto la sua prima fiamma? E Ashton e Beau potranno finalmente costruire una vita insieme? L'estate prima dell'inizio del college è destinata a diventare la più emozionante e calda stagione della loro vita.

Sì, di questo ho letto anche il seguito. DOVEVO sapere dove voleva arrivare la tizia autrice e se dopo aver finito il primo si potrebbe pensare che non c'è nulla di peggio, leggere il secondo dà la confema che invece al peggio non c'è mai fine. Però, anche in questo caso, le risate sono assicurate.

AGOSTO

- Balla Sogna Ama di Sophie Flack




Rivalità, ambizioni, invidie e gelosie in uno struggente romanzo sul mondo della danza

Sul palco la sua vita è un sogno. Dietro le quinte, un incubo. È da quando ha nove anni che Hannah Ward si dedica anima e corpo alla danza. E ora, che ne ha solo diciannove, è una delle ballerine più talentuose della prestigiosa Manhattan Ballet di New York. È perfetta, la sua tecnica è impeccabile e quando balla, con le sue flessuose braccia sembra dipingere l’aria. Danzare è la sua vita, il teatro è il suo mondo, diventare prima ballerina il suo sogno. Per realizzarlo ha sacrificato tutto: famiglia, vita privata, tempo libero. Ma quando incontra Jacob, un musicista affascinante e sicuro di sé, che le mostra che esiste una vita diversa e coinvolgente anche lontano dalle luci della ribalta, tutta la sua esistenza crolla. Vuole davvero continuare a combattere e a sopportare sacrifici, diete e competizione? O forse è arrivato il momento di scoprire cosa si nasconde oltre l’elegante sipario rosso? Hannah non sa se sarà capace di rompere la sua gabbia dorata e conquistare una vita normale. Lasciarsi andare infatti è molto difficile. Per riuscirci dovrà aprire il suo cuore e riscoprire quella parte di sé che aveva dimenticato durante la sua ostinata ricerca della perfezione. Anche a costo di perdere tutto.

Danzare è la sua vita. Il teatro è il suo mondo. Diventare prima ballerina il suo sogno. 



Sophie Flack ha cominciato a danzare in tenera età. A 7 anni è entrata a far parte della Boston Ballet School. A 17 è diventata una delle ballerine più importanti del New York City Ballet. Nel 2009 ha lasciato la scuola per raccontare la sua storia in Balla, sogna, ama, il suo primo romanzo: un libro intimo e commovente che rivela cosa vuol dire crescere nella più prestigiosa compagnia del mondo. Sophie Flack è anche una nota pittrice e molti dei suoi lavori sono stati esposti al Lincoln Center.

Comincio dicendo che il titolo originale del romanzo è "Bunheads" e che il riferimento al più famoso "Mangia Prega Ama" è assolutamente inspiegabile. 
Il mondo del balletto ha sempre esercitato su di me uno strano fascino. Da piccola avrei dato non so cosa per poter "andare a danza", probabilmente perché ci andava Francesca, la mia migliore amica, e perché mi piacevano così tanto i tutù rosa e le scarpette da punta. Crescendo, ciò che mi aveva inizialmente attratta, mi ha invece piuttosto inquietata e spesso irritata, per i tanti messaggi negativi che, purtroppo, questo ambiente manda. 

Bunheads e il primo romanzo di Sophie Flack, una ballerina, che racconta la sua vita tra sbarre e palcoscenici, prove e spettacoli. Sophie ama la danza, ama danzare e ama la "vita di compagnia", probabilmente solo perché è ignara del fatto che la vita vera è un'altra ed è proprio quando ne assaggia un pezzetto che viene assalita da mille dubbi.
Mi è piaciuto tanto il modo in cui ha raccontato la sua storia, in maniera semplice, così come l'ha vissuta, senza esasperarne gli aspetti più macabri e insani (problemi alimentari, competizione...) e senza lasciarsi andare in tecnicismi che sarebbero risultati incomprensibili (utilizza sì termini specifici, ma senza appesantire la narrazione). Non è un capolavoro, lo stile è acerbo e alcuni aspetti potevano essere approfonditi sicuramente meglio, ma mi sento di consigliarvelo, se anche voi, come me, avete un rapporto un po' conflittuale con questa disciplina, un rapporto di amore e odio, ma ne siete comunque affascinati.

VOTO: 4/5

E con questo è tutto. 
Voi che avete letto in questi mesi? Che mi consigliate? Avete letto qualcuno di questi romanzi?

Alla prossima,





martedì 17 settembre 2013

Crifiu... Una storia d'amore. Recensione dell'album "Cuori e Confini"

Non ho parlato spesso di musica sul blog (QUI i posts sull'argomento), nonostante sia una componente fondamentale della mia vita sin dall'infanzia e nonostante scandisca il ritmo delle mie giornate.
Probabilmente il motivo è che non ritengo di avere le competenze per farlo in termini tecnici, in quanto per me è sempre stata una questione di pelle e di cuore: ascoltare una canzone è investire un pezzetto del mio tempo, della mia vita, in quell'attimo la musica deve essere in grado di rapirmi e condurmi attraverso un viaggio, le cui emozioni saranno così forti e intense da riaffiorare anche successivamente, nel più assoluto silenzio, al solo ricordo.

Ed è proprio di un viaggio che vi voglio parlare, che dura da oltre un anno e che spero non finisca mai.

Galeotta è stata la radio.

Io odio la radio! "Ma come, - direte voi - ami la musica e odi la radio?" Sì, la trovo fastidiosa, rumorosa, invadente, e soprattutto manda roba spesso mediocre, talvolta oscena, solo raramente passabile, con alcune chicche storiche che sembrano più un miraggio nel deserto che altro.
Da quando abbiamo la nostra macchina, io ed il mio fidanzato non l'abbiamo MAI ascoltata, mai! Purtroppo, però, anche se diventa per fortuna in questo caso, quando sono nella macchina dei miei genitori, mi tocca... Uniteci il fatto che il secondo nome di mio padre è "zappingatore folle" e potete immaginare lo strazio (ecco perché porto sempre le cuffiette in borsa!).

Mettete un breve viaggio di ritorno dal centro commerciale, una voce nota, un ritmo coinvolgente, un ritornello efficace ed ecco l'inizio di un innamoramento. E questo post non sarà altro che una dichiarazione d'amore, sdolcinata, stucchevole, melensa, nata da un colpo di fulmine del tutto casuale e inaspettato. 

E questo amore ha un nome, Crifiu, ed oggi voglio raccontarvi la sua colonna sonora.

"Ae te tantu ca la storia ne insegna
ca na bandiera libera de russu se bagna
ae te tantu ca la gente supporta
pe' quistu se ribella cu nu se ide morta
ae te tantu ca ogni pacciu allu potere 
genera li mostri ca li sannu divorare
ae te tantu ca lu mare diffonde
rabbia e passione se mescanu alle onde..."

Non sono una grande fan dei Sud Sound System, apprezzo alcune loro canzoni - le più famose - ma niente di più, a differenza del mio fidanzato che invece li ascolta da moltissimi anni. Ciò non toglie che la voce di Nandu Popu è inconfondibile e per questo mi ero convinta che si trattasse di una loro canzone, magari con la partecipazione di un altro artista la cui voce mi aveva colpita non poco.
Dopo aver chiesto a Tony se sapesse qualcosa del "nuovo singolo dei Sud", mi sono attivata per cercare notizie sul web e la ricerca non mi ha portata a nessun risultato utile.
Ma Google, si sa, è una grande risorsa e mi è bastato inserire qualche parola del ritornello per approdare a questo video:


Da quella sera Rock & Rai è diventata il mio personale tormentone dell'estate 2012. Non esagero se dico che buona parte delle visualizzazioni su YouTube sia mia!

Ero stupita da me stessa... Io, che prediligo l'alternative metal, il symphonic goth, la musica straniera in generale e ho una predilezione per le voci femminili (Amy, Sharon, Cristina), mi ero letteralmente innamorata di una canzone italiana, di un genere lontano anni luce da ciò che mi piace e di una voce maschile.

Poi sono arrivate le ferie, è sceso il mio fidanzato e durante uno dei nostri giri in macchina abbiamo visto che l'8 Agosto (2012) come ospiti principali di una nota sagra di un paese vicino al nostro c'erano proprio loro, i Crifiu!

Potete immaginare il mio entusiasmo. Non ci fu bisogno di chiederlo due volte a Tony, anche lui era stato contagiato dalle splendide sonorità di Rock & Rai e non vedeva l'ora, come me, di sentirla dal vivo.

Aspettative per la serata? Molto basse in realtà. Entrambi eravamo convinti che dopo la canzone che ci piaceva ce ne saremmo andati, che qualsiasi altra cosa avessero suonato non ci sarebbe piaciuta e magari ci sarebbe passata anche questa infatuazione musicale che durava ormai da più di un mese.

Che dire? Non voglio portarla per le lunghe... 
Sotto a quel palco, per tutta la serata, io ed il mio fidanzato ci siamo scambiati sguardi stupiti ed estasiati.
Sin dalla prima nota è stato chiaro come quei ragazzi non fossero "solo" Rock & Rai, che credevamo sarebbe stata la cosa migliore che avremmo sentito, ma erano tanto altro.
Un mix di bella musica, testi di spessore, esperimenti sonori e talento che ci ha tenuti, e non solo noi, incollati ad ascoltare per tutta la durata dell'esibizione.

Non conoscendo nulla di loro, i miei occhi rimbalzavano da un punto all'altro del palco per cercare di cogliere ogni dettaglio: la concentrazione del batterista. la compostezza del bas(s)ista, la dedizione del chitarrista, la supervisione e organizzazione del flautista e per finire la voce incantevole del cantante.
Solo in questo modo potevo estrapolare i singoli strumenti e concentrarmi su ognuno di essi per capirne il valore, altrimenti la loro musica risultava un insieme così ben intrecciato di suoni che la cosa più semplice e naturale da fare era lasciarsi andare e godere del risultato.

Durante il concerto non c'è stata una sola canzone che ci è piaciuta meno delle altre, in un crescendo di ritmi ed atmosfere che, troppo presto, ci hanno portati ad una conclusione a dir poco entusiasmante.

Ebbri ed estasiati, è stato automatico girarci e andare ad acquistare non uno ma ben due CD, impazienti di riascoltare le canzoni che avevamo sentito. 

Da quel giorno, Cuori e Confini e Tra Terra e Mare si alternano continuamente nello stereo della nostra macchina, monopolizzandolo completamente e irreversibilmente.

Mi piacerebbe moltissimo parlare di entrambi i lavori, ma, per adesso, mi soffermo sull'ultimo disco dei Crifiu, quello "più curato tecnicamente", per citare le parole di Matteo Resta, il bas(s)ista del gruppo.


Cuori e Confini è un viaggio. Un viaggio che vi consiglio calorosamente di fare. Un viaggio sensoriale alla scoperta di suoni e luoghi, di voci e strumenti, di ritmi ed emozioni, di sentimenti che vanno dall'amore per la propria terra all'accoglienza dell'altro, dall'impegno per un domani migliore alla nostalgia di un passato più semplice e modesto ma ricco e grondante di significato.

1) 

"E dico a te a te che come me 
sai che non c'è più tempo per 
pensare di perdere altro tempo come se 
ne avesse ancora tanto la Terra per poter 
continuare a vivere ferita com'è..."

L'album si apre con "Niente Scuse", in cui l'ascoltatore viene preso di petto ed esortato a fare qualcosa per contribuire al miglioramento della nostra terra, senza cercare un pretesto per tirarsene fuori, senza pensare di non essere necessario affinché le cose cambino.

"No wait because no excuses"

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2) Questa visione antropocentrica continua ed è protagonista del secondo brano dell'album, che si intitola proprio "L'Uomo al Centro del Mondo", una delle mie canzoni preferite.

Travolti dalla frenesia della vita, impotenti di fronte a ciò che accade, non ci accorgiamo che se mettessimo davvero l'uomo al centro del mondo, con i suoi reali bisogni e pensando al suo reale benessere, le cose potrebbero migliorare sensibilmente.
Guest Star della canzone è Papet J "Jali" dei Massilia Sound System, gruppo reggae marsigliese, che conclude con un travolgente assolo di raggamuffin.

"Je viens faire una requete à l'humanité toute entière
faisons la révolution, ne faisons plus jamais la guerre
nous habitons la planète mais nous ne sommes que locataires
et je m'élève contre ceux qui s'en croient les propriétaires..."

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3) Terzo brano è quello che dà il titolo all'album, scelto anche come secondo singolo.

"Un invito ad aprire i nostri cuori... e confini" sono queste le parole che pronuncia il cantante prima di eseguire il brano live, un brano pieno di pathos, con un ritmo incalzante e travolgente in cui è impossibile non lasciarsi trasportare dalla batteria per poi esplodere cantando il ritornello. Un vero inno all'accoglienza e alla solidarietà che affonda le radici nel passato ma che rispecchia perfettamente il presente.

"... eppure nel suo viaggio Ulisse
fu accolto nutrito e lavato
prima ancora che gli si chiedesse
quale fosse il suo nome e il paese in cui è nato..."


4) "La mia terra" è un grido forte ed allarmato, una denuncia dolorosa della condizione del Salento in particolare, ma che, purtroppo, può essere riferita in generale al Sud Italia.
In questa canzone viene raccontato il cambiamento triste e paradossale di quello che da paradiso incontaminato sta diventando un meccanismo per fare soldi , per accogliere un turista mediocre che, attratto da coste e mari meravigliosi, preferisce la comodità del resort di lusso con "piscina che riproduce le onde del mare" (cit. Andrea Pasca) andando a distruggere di fatto ciò per cui è nota questa terra.

La cosa che mi intristisce è che ci sono tanti miei conterranei (e coetanei!) che preferiscono il lido alla moda, la sdraio e l'aperitivo sotto all'ombrellone di palme finte a spiagge incontaminate, un asciugamano buttato sulla sabbia ed il caffè ghiacciato nella bottiglietta di plastica.
Mi dispiace per loro...

"Certo mi dirai che c'è un moderno contesto
e va ascoltato seguito non c'è niente da fare
ma preferisco rimanere un selvaggio se per questo
baratti alberi antichi per nuovi alberghi sul mare..."



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5) E poi arriva lei...

Sarà che è il dardo che mi ha fatta innamorare, sarà che è una così sapiente mescolanza di suoni e generi, ma ogni volta che inizia "Rock & Rai" mi vengono i brividi.

"La musica sta cambiando, per un Mediterraneo di pace e di fratellanza... questa è Rock e Rai"

Una canzone in grado di accendere le piazze, in grado di catturare l'attenzione delle centinaia di migliaia di persone in piazza San Giovanni durante il Concerto del 1° Maggio, una canzone il cui significato è reso ancora più importante dai disordini, dalle lotte e dai giochi di potere che imperversano da tempo nel bacino del Mediterraneo.

"Io magrebino, turco, algerino 
berbero, libico, greco, iracheno
io tunisino, io marocchino
siriano, andaluso, occitano, sloveno
montenegrino, bosniaco, croato
palestinese, israeliano, egiziano 
io libanese, io albanese
io salentino, io italiano..."

Perché ciò che accade a due passi da noi ci riguarda come se accadesse a noi stessi.
Facciamo parte della stessa terra, condividiamo un pezzo di storia, ci affacciamo sullo stesso mare.  
Abbiamo bisogno gli uni degli altri e non dobbiamo voltare lo sguardo dall'orizzonte.


(Dopo "Buon pomeriggio Romaaaaa", quei due che saltano in basso e a sinistra del video siamo io ed il mio fidanzato)

6) "Splendi" è una canzone d'amore, nel senso classico del termine, l'unica dell'album. Io e Tony l'adoriamo perché rispecchia perfettamente quello che proviamo l'uno per l'altra.

"Sole nella sera questo sei anche se non lo sai
e perdersi non è più possibile.
Sole nella sera in questi nuovi tempi bui
tu sorridi e splendi"

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7) Con "Verso Sud" torna il legame e l'amore per la propria terra. Una canzone che sottolinea l'importanza e le potenzialità del meridione, come motore fondamentale per ripartire e migliorare.

"Perché un sogno sa levarsi
oltre l'argine la ragione
abbracciare testa e cuore
indicare la direzione.
Verso sud si salpa
su sentieri di sogni e sudore
verso sud si riparte
lungo i sogni di un'emozione..." 


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8) Stefano "Cisco" Bellotti, cantautore di musica folk e rock, ex componente dei Modena City Ramblers, presta la sua voce profonda a "Dentro il Viaggio", una poesia splendida, il cui testo è forse il più criptico dell'intero album. Il viaggio come metafora di una vita pienamente vissuta è un'esortazione ad aprire gli occhi e la mente per godere di ciò che la terra ci offre, senza risparmiare a noi stessi nessuna emozione:  ridere, piangere, soffrire, gioire, amare, fa tutto parte della vita e vale la pena provare ogni cosa.

"Seguirai il vento sentirai il tempo
cedere nei sogni dentro il viaggio
scoprirai la pelle ridere il sangue vivere
scorrendo dentro il viaggio
e vedrai si certo lo vedrai
il cielo esplodere
splendendo dentro il viaggio
e potrai allora tu potrai
vedere il sole scintillare lieto dentro agli occhi tuoi
che sono occhi dentro il viaggio
sui rintocchi di un miraggio
dentro il viaggio..."

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9) "Oltre Me"
Ascoltare, conoscere, fare luce è il potere più grande che abbiamo. Incantarsi di fronte all'ignoto e cercare di carpirne i segreti. Non lasciarsi spaventare da ciò che si ignora ma inseguire e coltivare la curiosità. E l'unico modo per poter fare ciò è capire che "oltre noi, oltre voi c'è sempre l'altro!"

"Ascoltare è il solo modo per vedere
la metà di luna che non si vede
ascoltare è il solo modo per capire
la metà di terra che dorme in guerra
ascoltare è il solo modo di sapere
quello che c'è nella polvere dei sogni
ascoltare è il solo modo d'imparare
che s'impara tanto stando un poco ad ascoltare..."

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10) Quando comincio a sviluppare una certa "conoscenza musicale" di una band, quando cerco di scoprire il più possibile della loro discografia, individuo SEMPRE quella canzone che io definisco "biglietto da visita", una sorta di presentazione, il tripudio delle capacità di ogni singolo componente del gruppo.

"L'Infinito in un Istante" è, per me, il biglietto da visita dei Crifiu.

Questa canzone è come uno spettacolo di fuochi d'artificio, in cui puoi cogliere la bellezza di ogni singolo scoppio e godere della maestosità e perfezione dello spettacolo nell'insieme.
Sentirla live è una delle cose più belle che mi siano capitate.
Il filo conduttore di una batteria potente, la profondità del basso, la ricchezza della chitarra, il suono ammaliante del flauto e, come sempre, la splendida voce del cantante, impeccabile dal vivo così come in studio.
Anche in questo caso si tratta di un invito ad apprezzare le piccole cose, un invito a comprendere che lo sviluppo non è sempre positivo e che un ritorno alle origini, alla "povertà", alla semplicità non è una colpa, ma anzi può essere un miglioramento, un arricchimento.

"Non è affatto vero che io non credo nel progresso, io credo nel progresso. Non credo nello sviluppo. E nella fattispecie in questo sviluppo. Ed è questo sviluppo che dà alla mia natura gaia una svolta tremendamente triste, quasi tragica"
(P. Pasolini, 
la cui voce è stata utilizzata anche nell'intro di "Come Sarà", 
contenuta nell'album "Tra Terra e Mare")

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11) La voce di Gastone Pietrucci, cantante del gruppo popolare "La Macina", impreziosisce la malinconica "LOrlo della Sera", un pianto per un passato perduto e spesso dimenticato. Una melodia dolce quasi come una ninna nanna ma che improvvisamente ti scuote violentemente con la triste verità delle sue parole.

"Ora che anche il sabato ha perduto
l'illusione del piacere dell'attesa
e non c'è l'eco del futuro
senza il palpito dell'antichità..."

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12) "Educato Delirio" oscilla tra un'impietosa rappresentazione del nostro tempo

"Cosa dovrei cantare del mio tempo
che il tempo non ha tempo di tornare
che il vento non ha spazio per giocare
che intanto il cemento ha avuto tanto da fare
e attenta coi ponti e le strade
le case d'estate sui lidi di mare
le case d'inverno calde e accoglienti
con enti che lieti lievitano proventi
e tenta di tentarmi coi suoi tentacoli taglienti
tanto potenti da impantanarmi 
nella palude grondante dei tanti ubbidienti
e tenta d'intontirmi con i suoi metodi invitanti
alle parate dei conniventi
dei tanti intellettuali moderati e dei benpensanti..."

ad una coinvolgente esortazione ad 

"... alimentare un educato delirio
coltivare un educato delirio
fomentare un educato delirio
per fuggire dal solco per fuggire l'imbroglio..."

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13) La prima volta che abbiamo ascoltato il CD, arrivati all'ultima traccia, siamo stati travolti dalla dolcissima e malinconica melodia de "La Preghiera del Clown", un perfetto commiato dal retrogusto amaro, che spegne i riflettori e porta il buio sul palcoscenico.
Cullati dalle note, ciò che non ci aspettavamo di sentire era la voce del Principe, di Totò, che recita, appunto, la preghiera del clown, nel film "Il più comico spettacolo del mondo".
Per due cresciuti a pane e film di Totò questa è stata una piacevolissima sorpresa, una chicca inaspettata e apprezzatissima, che contribuisce a rendere la canzone ancora più struggente, tanto da ritrovarsi alla fine della musica con le lacrime agli occhi. Ogni volta.

"Noi ti ringraziamo nostro buon Protettore 
per averci dato anche oggi la forza di fare il più bello spettacolo del mondo.
Tu che proteggi uomini, animali e baracconi, 
tu che rendi i leoni docili come gli uomini e gli uomini coraggiosi come i leoni, 
tu che ogni sera presti agli acrobati le ale degli angeli, 
fa' che sulla nostra mensa non venga mai a mancare pane ed applausi. 
Noi ti chiediamo protezione, ma se non ne fossimo degni, 
se qualche disgrazia dovesse accaderci, 
fa' che avvenga dopo lo spettacolo e, in ogni caso, 
ricordati di salvare prima le bestie e i bambini.
Tu che permetti ai nani e ai giganti di essere ugualmente felici, 
tu che sei la vera, l'unica rete dei nostri pericolosi esercizi, 
fa' che in nessun momento della nostra vita venga a mancarci una tenda, una pista e un riflettore. 
Guardaci dalle unghie delle nostre donne, ché da quelle delle tigri ci guardiamo noi, 
dacci ancora la forza di far ridere gli uomini, 
di sopportare serenamente le loro assordanti risate e lascia pure che essi ci credano felici. 
Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono, 
ma non importa, io li perdono, un po' perché essi non sanno, 
un po' per amor Tuo, e un po' perché hanno pagato il biglietto. 
Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, 
rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola, 
ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura. 
C'è tanta gente che si diverte a far piangere l'umanità, 
noi dobbiamo soffrire per divertirla; 
manda, se puoi, qualcuno su questo mondo capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri."

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Tredici tracce che caratterizzano un album meraviglioso, un lavoro curato nei minimi dettagli, un poema musicale e letterario, che, mescolando sapientemente rock e pop a reggae e melodie etniche, ci regala un'ora di puro godimento.



Ma dietro ad un nome, Crifiu, non c'è solo un progetto, ma ci sono cinque ragazzi talentuosi e con i piedi piantati per terra, artisti che non si risparmiano mai, né sul palco né una volta scesi. 

Professionisti che mettono la stessa passione in ciò che fanno, sia che si trovino ad APRIRE il concerto del 1° Maggio (vincendone il contest) sia che si tratti di suonare di fronte ad un inizialmente timido pubblico di un paesino lucano semi-sperduto.


E questa non è solo l'impressione che ho avuto di loro da spettatrice ma è ciò che posso dirvi con certezza dopo aver avuto la fortuna e l'onore di conoscerli.

Ragazzi pronti a condividere una birra e una risata, che non risparmiano sorrisi e ringraziamenti a chi va a congratularsi con loro dopo l'esibizione (credo che la parola che ho sentito pronunciare più spesso da Andrea sia stata "grazie"!) e che si preoccupano di sapere se "lì sotto" si sentiva bene.


Ivan, il batterista, è forse quello dall'aspetto più "duro", mi è sembrato il più riservato del gruppo, ma comunque disponibile e gentile. Dietro la batteria è semplicemente sorprendente.

Matteo è il bas(s)ista, pacato e riflessivo. Sarà una coincidenza, ma tutti i bassisti che ho conosciuto sono accomunati da un carattere mite e dall'aria un po' stralunata e Matteo non fa eccezione.
La sua gentilezza e la sua disponibilità sono davvero incommensurabili ed è un piacere stare a parlare con lui.

Alessandro, o semplicemente Sandro, è un po' il direttore d'orchestra del gruppo. Si occupa delle programmazioni e suona magistralmente diversi strumenti a fiato, che, a mio parere, danno quel tocco in più alle loro composizioni. Di Sandro ho potuto apprezzare sia la competenza e la serietà sul palco (vederlo lavorare al suo Mac prima di ogni concerto ha un non so che di affascinante) sia l'ironia e lo spirito giù dal palco, con uscite da farti piegare in due dalle risate.

Luigi, il chitarrista, era quello che, inizialmente, guardavo con più diffidenza, sarà che i chitarristi spesso "se la credono", ma lui mi dava proprio l'impressione di essere un tipo poco socievole. Non potevo sbagliarmi di più. Anche in questo caso mi sono ritrovata di fronte ad un ragazzo assolutamente gentile, ospitale e disponibile. E, parlando di talento, le parole si sprecherebbero.

Andrea è la voce e anche un po' l'anima dei Crifiu. Trovo che l'espressione "animale da palcoscenico" gli calzi a pennello.
Ha un'espressività e una verve sconcertanti, riesce a coinvolgere il pubblico con facilità e ha una forze ed un'energia incontenibili, che lo portano a scatenarsi sul palco e nonostante ciò riesce a mantenere un'intonazione perfetta.
Inizialmente la sua gestualità e la sua mimica facciale mi avevano portato alla mente Peppe Servillo, frontman degli Avion Travel, che ho avuto la fortuna di sentire e vedere dal vivo molti anni fa.
Andrea è un sognatore, una persona in grado di incantarsi di fronte ad un mare gonfio e ad un cielo tempestoso, una persona in grado di incantare a sua volta chi ha la fortuna di poterlo ascoltare. Un ragazzo innamorato della sua terra, così come tutti gli altri, e questo amore è presente nella loro musica ed è racchiuso in ogni singola parola.


(durante l'esecuzione di "Come sarà" a San Pietro Vernotico, il primo concerto che abbiamo visto)

(A sx, io e Tony al concerto che hanno tenuto alle Favelas)

(io e Tony al concerto del 1° Maggio)

(Tony mio e Andrea a Barolo ed il mio autografo che è ancora a Torino >.<)

(il loro ingresso sul palco del Festival della meglio gioventù di Latronico)

(a Mesagne in dj set)

(a Gagliano del Capo)

(a Tricase in dj set)

(da sx a dx Sandro, Tony, io, Luigi e Andrea)

Se siete arrivati alla fine di questo post, non posso che dirvi GRAZIE, ma forse sarete anche voi a ringraziare un po' me, per avervi fatto conoscere e apprezzare, spero, un gruppo che mi auguro riesca ad avere il successo che merita, augurandogli di crescere artisticamente ma di mantenere inalterato ciò che lo contraddistingue: passione e semplicità.

Alla prossima,

Miki.






DISCLAIMER: c'è bisogno di dire che non sono stata pagata per scrivere questa recensione e che ogni parola è semplicemente frutto della mia reale "esperienza"? No, vero? Ok.